L’amianto e le sue implicazioni al di qua e al di la del confine italo-sloveno” una conferenza a Gorizia per saperne di più


La Conferenza informativa “Amianto, una questione transfrontaliera. Aspetti sanitari, ambientali, giuridici, e previdenziali” è stata una ottima occasione per fare un confronto costruttivo, assieme a persone senz’ombra di dubbio molto preparate e competenti, fra due mondi molto diversi tra di loro, soprattutto in materia di tutela socio-sanitaria, giuridica e previdenziale per gli esposti all’amianto.
Italia e Slovenia affrontano le problematiche asbesto correlate in maniera ben distinta, tuttavia il fine rimane e rimarrà sempre quello: eliminare l’amianto dai propri Paesi, una volta per tutte.
Il tutto in presenza di un pubblico mirato, compresa la visita di non poco conto da parte della senatrice goriziana Laura Fasiolo del Partito Democratico, che ha dato un significativo indirizzo di saluto ai presenti, il cui apprezzamento è stato sottolineato dall’applauso finale degli stessi. Sebbene l’argomento amianto sia ormai un po’ ‘inflazionato’, tanto sì se ne parla, è vero, ma non moltissimo si fa per risolvere concretamente il problema.
La conferenza di martedì scorso ha avuto luogo dalle ore 20.15 alle 22.10 a Gorizia lunedì 29 giugno 2015 presso la Sala conferenze del Palazzo Coronini-Cronberg, in Viale XX Settembre 14, in collaborazione con la Fondazione Coronini-Cromberg, il CRUA di Monfalcone, il Sindacato autonomo Conf.I.E. sez. di Lucinico (Go), e la Zveza SABS di Nova Gorica (SLO).
A moderare l’incontro è stato chiamato l’ex assessore all’Ambiente del Comune di Monfalcone e consigliere EARA Gualtiero Pin, il quale ha sottolineato nella sua introduzione che “…siamo tutti delle sentinelle che esprimono attraverso la loro salute la condizione di benessere in una condizione inscindibile con la nostra condizione abitativa. Mantenere la migliore condizione possibile dell’ambiente è inevitabile per una sana protezione della vita degli esseri viventi, e quindi anche dell’essere umano.”
A seguito di impegni inderogabili legati alla sua professione, la relazione di apertura è stata tenuta dal dott. Fulvio Bisiani, sul tema ‘Proposta per creare un sistema valido ed innovativo per l’inertizzazione dell’amianto’. Bisiani, ingegnere ambientale ed esperto ministeriale in questioni asbesto correlate, ha posto ai presenti una domanda: che cosa vuol dire bonificare l’amianto? Il problema non lo si risolve certamente limitandosi ad asportarlo da facciate, tetti, tubazioni etc. e portarlo poi in una discarica. In Francia, ad esempio, vi è l’unico impianto funzionante in Europa attualmente in grado di eliminare l’amianto facendolo fondere fra 800 e 1400° C., vetrificandolo. Quest’operazione tuttavia comporta degli alti costi energetici ed i quantitativi del pericoloso materiale eliminati nell’arco di una giornata si attestano sulle 500 tonnellate. Bisiani ha pensato di proporre un progetto a livello transfrontaliero, utilizzando le fornaci del cementificio della Salonit di Anhovo: una volta che l’amianto si fonde, problemi non ce ne dovrebbero essere più… E’ però necessario trovare un sistema industriale per introdurre il materiale nella fornace, magari con un trattamento mediante sistemi in sottovuoto, perché le polveri, che altrimenti si libererebbero nell’aria, vanno abbattute.
Il dott. Paolo Barbina, direttore del CRUA di Monfalcone, ha illustrato con la proiezione di diapositive il funzionamento della struttura di cui egli è a capo, “…fintanto che ci sarà…”, viste le intenzioni della Regione Friuli Venezia Giulia, a quanto sembra ricordarsi in alcune delibere della stessa struttura. Barbina ha voluto soffermarsi a volo d’uccello, all’inizio, sugli ultimi dieci anni di dati INAIL inerenti le patologie asbesto correlate ed il loro andamento nel Monfalconese, in particolare per quello che concerne mesoteliomi e carcinomi polmonari. La situazione è più o meno stabile, anche se va detto che le neoplasie polmonari potrebbero non derivare solo dalla esposizione all’amianto, ma anche da altri agenti cancerogeni e di questo rischio va tenuto conto se non si vuole prolungare l’attuale dramma.
Molto interessante è stata la relazione di Bojan Goljevš?ek, presidente della Zveza SABS di Nova Gorica, che ha permesso di capire qualcosa in più sulla legge per l’amianto in Slovenia e il ruolo del suo sindacato nell’assistenza sociale e legale a tutti i lavoratori e familiari che hanno avuto contatti diretti ed indiretti con l’amianto.
Anche il Goljevš?ek si è avvalso di diapositive per illustrare le numerose tematiche che avrebbe affrontato, ed il suo intervento è stato tradotto dallo sloveno all’italiano dal consigliere EARA Albano Maruši?, artefice e promotore dell’iniziativa. In Slovenia, negli anni passati, c’erano almeno una trentina di grandi imprese che trattavano l’amianto, e ventunmila – grosso modo – i lavoratori che hanno subito una esposizione. Una di queste ditte, ancora operante, è la Salonit di Anhovo (Salona d’Isonzo), l’unica, in pratica, ad aver usufruito dei benefici per le malattie professionali dei propri lavoratori. Dopo grandi battaglie con il governo si è arrivati, alla fine, ad adeguate leggi di tutela per gli esposti, gli ammalati ed i loro familiari, e non solo per costoro, ma anche per i residenti vicino ad un sito industriale contaminato. Se viene riconosciuta una malattia asbesto correlata, all’esposto viene risarcito una tantum per il 60% dallo Stato e per il rimanente 40% dall’azienda ove costui ha lavorato, e qualora la ditta nel frattempo sia fallita, a tutto l’importo ci pensa lo Stato. Anche in Slovenia, come nel nostro Paese, viene in certi casi concessa una piccola integrazione mensile di massimo € 90,00 quando però il lavoratore ha una grande disfunzione fisica per la quale non può più lavorare. Il lavoratore comunque deve avere almeno ventitré anni di contributi e dimostrare un nesso causale fra il suo impiego e la malattia (asbestosi) per poter chiedere la pensione anticipata. L’ostacolo più grande alla concessione dei benefici è la condotta degli ispettori della previdenza sociale slovena, spesso sin troppo fiscali nei confronti degli esposti richiedenti.
Il dott. Domenico Marella, segretario generale del sindacato autonomo Conf. A. E. L., ha più volte colto l’occasione per formulare alcune domande al Goljevš?ek al fine di documentarsi meglio sulla legge slovena per gli esposti all’amianto, prendendo atto che la burocrazia italiana (se era il caso di ribadirlo) non è seconda a nessuno per lentezza, cavillosità e quant’altro di peggio uno possa immaginare. Il Conf. A. E. L. si batterà affinché le imprese italiane possano chiedere ed usufruire di fondi europei per bonificare i siti industriali inquinati. Altra questione importante sarà quella di formare i lavoratori sui rischi asbesto correlati, un tanto per prevenire il problema.
Articolo di Sergio Sghedoni