Una iniziativa della CGIL Trieste contro l'amianto

di Michele Piga.
La provincia di Trieste ha il record per il più alto tasso percentuale di mortalità per mesoteliomi pleurici in Italia, un morto ogni 6 giorni è il tragico tributo di questa provincia alla fibra.
E’ un dato questo che ci deve impegnare ad affrontare nel suo complesso una questione sociale di ampie dimensioni che ancora non ha raggiunto il picco di manifestazione.
Per definire e comprendere la portata della questione amianto a Trieste, è necessario ripercorrere la struttura storica delle attività produttive fonti di esposizione, che la hanno caratterizzata prima e dopo la messa al bando avvenuta per effetto della legge 257/1992, che non ha tracciato un confine netto tra esposizione o meno sui luoghi di lavoro.
Le attività economiche che hanno occupato complessivamente un numero rilevante di lavoratori a rischio esposizione, e per comparti riconducibili alle seguenti attività sono:
la navalmeccanica, con 22.000 addetti
ATSM (Fincantieri)
la cantieristica: FELSZEGY – Alto Adriatico – Cantiere San Rocco – Navalgiuliano
Appalti;
(CARTUBI)
la siderurgia, con 4.000 addetti
FERRIERA
Appalti;
la motoristica, con 4.000 addetti
GMT (WARTSILA)- ex Fabbrica Macchine Sant’Andrea
VM ISOTTA FRASCHINI
Appalti;
la portualità, con 10.000 addetti
L’Ente Porto, la Compagnia Portuale;
aziende minori, cooperative.
l’edilizia, con 10.000 addetti
il petrolchimico con 1500 addetti
Monteshell(540), Appalti (140) ENI, SIOT
la produzione della carta, con 2.000 addetti
Cartiera Burgo.
La risultante della lista prodotta testimonia un coinvolgimento, seppur con tempistiche espositive anche molto differenti, di circa 50.000 lavoratrici e lavoratori di questa provincia in un lasso temporale di 40 anni circa.
Rispetto ad altri territori, la notevole diversificazione e la frammentazione, anche all’interno di taluni comparti, ha reso difficoltosa una rappresentazione generale complessiva sia sotto il punto di vista delle certificazioni che delle responsabilità. Il fatto che la controparte sia una sommatoria tra soggetti, molti dei quali non più esistenti, ha reso il percorso molto più complesso e la non omogeneizzazione dei fenomeni ha di fatto ridotto la spinta delle azioni individuali a fronte di percorsi non già esplorati.
Ne sembrerebbe condizionato anche il percorso di tutela della salute degli esposti, perché a fronte dei 50.000 cittadini, di 17.000 richieste di certificazione di esposizione pervenute all’INAIL per i benefici previdenziali,vi sono 5.900 iscritti al registro degli esposti (strumento che offriva l’esenzione per esami medici predittivi).
È chiaro che tutta una fetta di soggetti esposti, diretti (lavoratori) e indiretti (familiari,ecc. Ecc.) sono estranei all’assistenza primaria. Si registra inoltre lo scarso ricorso al riconoscimento attraverso le malattie professionali, che è rimasto oramai l’unico veicolo per i riconoscimenti previdenziali dal 2005.
In questo ambito difficoltoso, la camera del lavoro ha operato in questi anni, producendo circa 3000 pratiche tra percorsi previdenziali e azioni legali.
Da qui la necessità di riaprire la discussione a livello territoriale che si prefigga come scopo la perimetrazione a livello generale della questione amianto nel suo complesso, tenendo conto anche dei vari livelli istituzionali di competenza.
Riassumiamo qui di seguito i quattro titoli del problema:
a) Assistenza sanitaria
Ø Primaria
Ø Secondaria
b) Questione previdenziale
c) Tema ambientale
d) Nuovi esposti
a) Sull’assistenza sanitaria è necessario un intervento per garantire, nella fase diagnostica, la gratuità degli esami necessari.
È chiaro che il ruolo che svolge la ricerca è fondamentale per l’individuazione di cure possibili. In occasione dell’evento promosso dalla CGIL regionale, è stato illustrato un progetto di ricerca in corso presso l’area di ricerca volto a comprendere i processi fisiologici di risposta del corpo alla fibra nelle sue fasi fornendo le conoscenze necessarie per poter intervenire in termini di blocco dei processi della malattia.
b) Il tema previdenziale, a fronte delle modifiche legislative che dalla 271/93 ha visto una continua restrizione degli ambiti dei benefici previdenziali, deve essere affrontato seriamente. Vanno discussi gli effetti della riforma Fornero, che non prevede un percorso differente nelle penalizzazioni tra gli anticipatari per scelta e quelli per cause di servizio (vedi malattie professionali/esposti) per cui subiscono un taglio del trattamento pensionistico anche coloro che abbiano un’aspettativa di vita inferiore e per i quali lo Stato ha riconosciuto i benefici previdenziali.
c) La questione ambientale che comprende anche competenze di vario livello, deve essere un punto di riflessione non solo da un punto di vista della salute pubblica e salvaguardia dell’ambiente ma anche come punto di sviluppo per una nuova economia. Percorsi virtuosi di abbandono progressivo delle discariche (Porcia è in via di saturazione) per approdare ai nuovi processi di dissolvimento già in fase realizzativa in varie province italiane rappresenta un’opportunità di eliminazione progressiva del problema dei manufatti.
Unitamente a questo ragionamento è utile verificare i percorsi sullo smaltimento da edifici pubblici e privati e relative forme di agevolazione (edilizia).
d) Il ragionamento sui nuovi esposti, riconosciuti e non, che rischia di consegnare al futuro lo stesso problema di oggi.
Vi sono le attività quindi legate alle bonifiche (si sono verificati episodi di nuovi esposti nonostante le normative attuali) e le attività non certificate, come occasioni di nuova esposizione come per il personale addetto alla manutenzione delle centrali termiche in cui non sono ancora stati rimossi i manufatti e le attività di ripristino e manutenzione a bordo delle navi costruite prima del ’92 e dichiarate ‘asbestos free’ ma che di fatto ancora non lo sono. C’è poi la attività dei lavoratori edili addetti alle fasi di demolizione nei cantieri di recupero che accidentalmente possono trovarsi a contatto con manufatti in Eternit (largamente diffusi nella realizzazione di canne fumarie, cappe, e tubazioni).
Vi è la necessità, per complessità del tema e la vastità degli effetti, della condivisione di un percorso, il più rappresentativo possibile, attraverso il coinvolgimento sia sindacale (CISL,UIL) che associativo, sulla base di un documento condiviso che tenga conto di tutti gli aspetti, pensiamo alla falsariga del documento nazionale CGIL CISL UIL e associazioni, e che sia alla base della necessaria sensibilizzazione politica.
A LIVELLO NAZIONALE:
Indubbiamente il disegno legge “CASSON” riassume i punti (assistenza sanitaria, previdenza, ambiente) della questione amianto ed è quindi attorno a quella proposta a livello nazionale che debba essere concentrato il sostegno anche da questo territorio con una iniziativa specifica che coinvolga i parlamentari eletti nei nostri territori e cerchi, vista la sopraggiunta riforma pensionistica, di sanare il ‘vulnus’ introdotto per cui chi è destinatario dei benefici previdenziali
possa accedere alla pensione senza le penalizzazioni altrimenti previste. E per rafforzare il concetto, ben espresso nell’art. 7, che non possano essere impiegati materiali sostitutivi la cui innocuità non sia stata dimostrata.
A LIVELLO REGIONALE:
1) È necessario rinnovare tempestivamente la commissione regionale (art. 4, legge 22/2001)che è un importante strumento tecnico e rappresentativo (composizione tecnica sindacale e associativa) al servizio del livello politico per le indispensabili competenze.
2) La sorveglianza sanitaria deve essere ragionata in termini di tutela allargata e non deve comportare oneri per i cittadini.
A LIVELLO TERRITORIALE:
1) Il tavolo della prefettura per i nuovi esposti per:
Ø L’identificazione generale dei soggetti più o meno esposti a rischio;
Ø I necessari percorsi formativi ed informativi;
Ø Redazione e/o implementazione delle opportune linee guida.
2) Il tema ambientale deve essere affrontato su un tavolo istituzionale allargato che coinvolga tutti i soggetti competenti (Comuni, Province, e Regione FVG) che si pongano come obiettivo la programmazione degli interventi a fronte di un disegno generale che tenga conto di risorse (poche) e necessità (molte), passando dalla questione delle bonifiche pubbliche, private (in forma di incentivi) e aziendali, e si incominci ad affrontare con progetti a lungo respiro in termini di rimozione e definitivo smaltimento.
In conclusione, la questione amianto necessita di un continuo presidio per le drammatiche proporzioni che abbiamo cercato di descrivere in termini di salute pubblica e sostenibilità ambientale. Nonostante la tendenza di questo territorio di lasciare questo capitolo di storia sopito e nascosto nel dolore delle famiglie che hanno vissuto, che vivono e purtroppo vivranno questo dramma, lo sforzo deve essere proporzionato a contrastare l’interiorizzazione del problema e dare gambe forti ad un progetto di futuro per cui si affrontino gli effetti, e per cui situazioni analoghe non si ripetano e perché alle nuove generazioni potremmo consegnare un ambiente migliore di come oggi lo abbiamo ereditato.